domenica 15 gennaio 2017

Napoleone nell'arte

presentazione generale con slides

  IL CULTO DI NAPOLEONE
42', video RAI



L'EROICA DI BEETHOVEN

La sinfonia fu inizialmente scritta per Napoleone e rappresenta la sintesi di tutta l'aspirazione all'epos riscoperta negli anni della rivoluzione. In essa si avverte la volontà di tenere insieme la musica e la realtà 
Beethoven, che come Hegel aveva visto nel generale corso "cavalcare lo spirito del mondo", gli indirizza una dedica, dedica che in seguito disconoscerà in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell'opera, a seguito della sua incoronazione a imperatore. 
Proprio per questa delusione la sinfonia sarà quindi definitivamente intitolata (in italiano) "Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand'uomo".
Il definitivo dedicatario sarà il Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante che ne ospitò nel proprio palazzo la prima esecuzione.





L'incoronazione di Napoleone, Jacques-Louis David


Persino il filosofo tedesco Friedrich Hegel, il precursore (suo malgrado)del marxismo, si innamora di lui scrivendo: “Ho visto l’imperatore – quest’anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione. È veramente una sensazione meravigliosa vedere un simile individuo che, concentrato qui su un punto, seduto a cavallo, si estende sul mondo e lo domina.” 
L’Imperatore è Napoleone Bonaparte che il 2 dicembre del 1804, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, si incoronò Imperatore dei Francesi. Napoleone – basta il nome – dominerà gran parte della storia dell’Europa del XIX secolo e influenzerà idee e movimenti a venire.
Lui “l’Uom fatale” di cui la terra non saprà se una “simile orma di piè mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà” era figlio dell’Isola di Corsica, l’isola data da Genova alla Francia di Luigi XV per questioni di debiti. Giovane restò affascinato dalle idee del grande patriota corso Pasquale Paoli che aveva studiato a Napoli e che fece la guerra ai francesi e fondò la Repubblica, la Repubblica di Corsica, che per prima al mondo ebbe una Costituzione democratica e moderna scritta in Italiano la lingua che Paoli considerava la “lingua colta”.
Quando la Repubblica di Corsica fu sopraffatta e la sua costituzione stracciata, il giovane Bonaparte, nonostante il grado di luogotenente del regio esercito francese conseguito presso la scuola militare di Parigi, continuò a non nutrire amore per i francesi che considerava gli oppressori della sua Corsica e arriverà a scrivere: “Francesi, non paghi di averci portato via tutto ciò che ci era caro, avete anche corrotto i nostri costumi. La situazione attuale della mia patria, e l’impossibilità di mutarla, sono dunque un nuovo motivo per fuggire una terra in cui sono obbligato per dovere, a lodare uomini che per virtù dovrei invece odiare.”.
Il grande e inaspettato successo della Campagna d’Italia dove sconfiggerà gli austriaci e i piemontesi gli apriranno la porta per avere tutta la Francia ai suoi piedi. Ma l’ammirazione verso il giovane generale repubblicano valicò i confini di Francia e persino il grande compositore Ludwig van Beethoven gli dedicò una delle sue più belle composizioni la sinfonia n. 3, la famosa ‘”Eroica”. Beethoven, poi, cancellerà la dedica quando Napoleone si proclamò imperatore. Ecco, Napoleone Bonaparte imperatore dei Francesi. Ma poteva essere diversamente dopo che il mondo intero fu ai suoi piedi? “…Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; scoppiò da Scilla al Tanai, dall’uno all’altro mar…”. 
Il 2 dicembre del 1804, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi Papa Pio VII benedisse le insegne imperiali con le quali Napoleone Bonaparte fu incoronato Imperatore dei Francesi. “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca” dirà ponendosi la corona sulla testa nel Duomo di Milano quando fu proclamato Re d’Italia. 
Fu imperatore e re non più per grazia divina ma per volontà di popolo. Un imperatore e un re che desidererà tornare a vivere come un privato cittadino nel momento della caduta e della resa. 
Il suo regno ancora dura nelle opere, nei codici, negli studi militari. E il poeta canterà: “… dov’è silenzio e tenebre la gloria che passò. Bella Immortal! benefica Fede ai trionfi avvezza! Scrivi ancor questo, allegrati; ché più superba altezza al disonor del Gòlgota giammai non si chinò…”.
Franco Seccia, 2 dicembre 2016



Data di produzione: 1814
Dimensioni: 266×345 cm
Dove si trova: Museo del Prado, Madrid
Questo quadro è stato realizzato nel 1814 e fa parte di una coppia di quadri, ovvero questo e anche 2 maggio 1808, i quali rappresentano due momenti in cui le truppe di Napoleone entrarono in Spagna e catturarono un gran numero di cittadini che eliminarono successivamente. La guerriglia in Spagna non cessò mai e Goya voleva certo esaltare coraggio e resistenza all'oppressore.
3 maggio 1808 è passato alla storia come uno dei quadri più rappresentativi del tema della guerra, in cui possiamo vedere e constatare quali sono i veri drammi del conflitto e le reazioni degli uomini sconfitti. 
Cerchiamo di guardare meglio tutto il quadro; sulla sinistra sono presenti gli ostaggi, i quali sono rappresentati in momenti diversi e stanno per essere eliminati, mentre sulla destra ci sono di spalle le truppe di Napoleone, che stanno per fare fuoco sugli innocenti.

  • Al centro è presente un uomo vestito di bianco, ed è l’unico vestito così, il quale ha le braccia verso l’alto, bloccato dalle guardie; ma il suo movimento ricorda moltissimo quello di Gesù in croce e quindi potrebbe indicare che quest’ultimo si stia sacrificando per il proprio popolo. A rendere ancor più interessante questa ipotesi è il fatto che proprio quest’uomo abbia delle stigmate sulle proprie mani, richiamando proprio la somiglianza con Gesù.
  • Ai piedi dell’uomo appena descritto invece è presente una vittima già uccisa dal plotone, con le braccia proprio come quelle dell’uomo vestito di bianco.
  • C’è un uomo che invece ha il pugno chiuso, gesto che tradizionalmente rappresenta la rabbia, e in questo caso indica la frustrazione e l’ira da parte del popolo costretto ad essere eliminato.
  • Un’altra persona invece si inchina a terra, quasi piangendo, ed indica  coloro che si sono arresi all’invasione.
  • Un altro si copre la faccia con le proprie mani, rappresentando la vergogna degli stessi.
  • Un uomo invece guarda con orgoglio le truppe, rappresentando un sentimento simile alla rabbia indicata con l’uomo descritto precedentemente, ma questa volta indica l’odio per il nemico.
All’interno di questo quadro non è presente alcun tono di epicità nella scena, anzi è estremamente realistico; c’è il sangue degli innocenti versato a terra, che si mescola al giallo del terreno, colore che domina tutta la parte sinistra del quadro, mentre sulla destra sono presenti i soldati che già stanno puntando i prigionieri con le proprie armi pronti a sparare. Curiosamente, questi soldati non hanno un volto, e questo non è un caso, infatti questa scelta sta ad indicare che i loro ordini non possono essere influenzati da emozioni o ripensamenti.
Anche la lanterna presente ai piedi dei soldati ha un suo perché: la luce infatti è, l’elemento cardine rappresentante gli Illuministi, ovvero coloro che credono nella logica come strumento di salvezza. Questa luce però non è servita a salvare gli spagnoli, ma lo stesso discorso vale anche per la Chiesa ed il clero, rappresentati come sconfitti attraverso il campanile oscurato in lontananza e addirittura un monaco che si trova tra i prigionieri.

3 maggio 1808 oltre a voler rappresentare un fatto di guerra, è molto interessante, poiché questo quadro è diventato il rappresentante migliore di un evento che non dovrebbe mai accadere, nemmeno nella realtà odierna:
il conflitto e la sottomissione di un popolo ad un altro.


Napoleone e la letteratura:



di Alessandro Manzoni

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